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Inchiesta: Hanno ucciso la Verità

Qualcuno si chiedera il perchè decido di pubblicare questo articolo, che apparentemente non ha nulla a che vedere con la storia, ma non è cosi, cio che sta accadendo è qualcosa intinseca alla storia a vecchi dissapori tra l’est e l’ovest, a voi una scorpacciata di notizie se siete interessati continuerò nell’inchiesta.

Alexander Litvinenko, l’ex agente del Kgb morto tre notti orsono a Londra dopo essere stato avvelenato, ha lasciato una lettera agli amici in cui accusa Vladimir Putin di volerlo assassinare. Si legge nel documento: “Potete riuscire a farmi tacere, ma questo silenzio comporta un prezzo. Avete mostrato di essere barbari e crudeli così come i vostri critici vi dipingono”.
E ancora continua l’ex colonello dei servizi segreti russi: “Può far tacere un uomo. Ma la protesta esploderà in tutto il mondo, signor Putin, e rimbomberà nelle sue orecchie per il resto della vita. Il mio dio la perdona per quello che mi ha fatto”.

La replica di Putin.giunge immediatamente e respinge ovviamente ogni accusa ma, dopo aver cercato di restare del tutto fuori dalla vicenda, ha dovuto impegnarsi e impegnare la Russia a fornire collaborazione a Scotland Yard e ai servizi inglesi. Pressato dai cronisti durante una conferenza stampa a margine del vertice Ue Russia a Helsinki, il presidente russo ha definito una “provocazione politica” l’uso di un “eventi tragici come la morte”. “Spero”, ha continuato, “che le autorità britanniche non permettano che si alimentino scandali politici”.
Putin ha ricordato che i medici britannici non hanno mai affermato che il decesso è stato “conseguenza di una violenza”. “Per cui - ha rimarcato - non c’è alcun terreno per una illazione di questo tipo”. Comunque, ha assicurato, “se richiesto, le autorità russe collaboreranno all’inchiesta”.
Al capo del Cremlino è stato poi chiesto cosa pensasse delle lettera-testamento in cui Litvinenko lo accusa di averlo fatto avvelenare. Con ironia il presidente russo ha detto, sulla veridicità del contenuto della lettera: “Il signor Litvinenko, sfortunatamente, non è Lazzaro”.
 Londra chiede a Mosca aiuto nelle indagini. Scotland Yard ha aperto un’inchiesta sulla “morte inspiegata” di Litvinenko. Dalle analisi autoptiche, nel corpo dell’ex spia russa sono state trovate tracce di Polonio-210. Il Polonio-210 è un isotopo di un raro metalloide molto radioattivo e molto tossico. Il governo britannico ha già chiesto a Mosca di fornire qualsiasi informazione che possa aiutare Scotland Yard nell’indagine. “Funzionari hanno discusso la morte di Litvinenko con l’ambasciatore russo questo pomeriggio.
All’ambasciatore è stato chiesto di inoltrare la richiesta alle autorità di Mosca di fornire ogni informazione utile alle indagini”.
Gli amici del colonello parlando di OMICIDIO. Gli amici e la famiglia sono convinti che Litvinenko sia stato assassinato: “Siamo tutti sconvolti per questo orribile crimine. Questa è una notte di lutto”, ha detto tre sere fa l’amico Alex Goldfarb, parlando a nome della famiglia davanti all’ospedale. Litvinenko, ha aggiunto, è morto “con la coscienza pulita, il cuore pulito e con dignità”.
Si presume che l’agente si morto a causa del suo indagare sullL’assassinio di Politkovskaya. Litvinenko era stato avvelenato mentre indagava sull’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya. Per Mosca è stupido anche solo ipotizzare che ci sia il Cremlino dietro l’eliminazione del 43enne ex agente dell’Fsb, nemico giurato di Vladimir Putin. La sua morte è avvenuta alla vigilia del summit Ue-Russia a Helsinki in cui, come ha anticipato il commissario europeo per le Relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, sarà chiesto conto al presidente russo del rispetto dei diritti umani nel suo Paese.
“In lotta contro le forze del male”. “Era impegnato nella lotta contro le forze del male in Russia” ha detto Oleg Gordievsky, amico di Litvinenko e anche lui ex spia, “contro il Kgb, le autorità che stanno soffocando le forze democratiche e liberali. E’ rimasto vittima di una vendetta”. Se fosse confermato che c’è la mano del Cremlino dietro la morte di Litvinenko, si profilerebbe il più grave incidente diplomatico tra Mosca e l’Occidente dai tempi della Guerra Fredda.
“Sono perseguitato”. L’ex spia russa aveva chiesto asilo in Gran Bretagna nel 2000 affermando di essere perseguitato in patria e aveva poi ottenuto la cittadinanza britannica. L’uomo, che stava indagando sull’assassinio della Politkovskaya, si è sentito male dopo una serie di incontri avuto il primo novembre.
ROMA - A due giorni dalla sua morte e dopo la lettera-requisitoria contro Vladimir Putin diffusa ieri a Londra, spunta ora anche un video di Aleksandr Litvinenko, l’ex colonnello del Kgb avvelenato nella capitale britannica in circostanze ancora tutte da chiarire.
Risale al mese scorso ed è un altro atto di accusa nei confronti del presidente russo. Nel caso specifico riguarda la morte dell’amica Anna Politkovskaia, la scomoda giornalista assassinata il 7 ottobre a Mosca.  “Solo lui può aver dato l’ordine di ucciderla”, dice nel video l’ex spia esule in Gran Bretagna da sei anni.
Il filmato, lungo nove minuti circa, è visibile sul sito di Frontline (www.frontlineclub.com), un’organizzazione britannica che opera a favore della libertà di espressione e del giornalismo indipendente.   Litvinenko era stato invitato a una conferenza dedicata appunto all’uccisione della coraggiosa reporter che tante volte aveva imbarazzato il Cremlino con le sue inchieste sulla Cecenia.
 ”Chiedetemi pure chi è stato - esordisce l’ex agente - la mia risposta è che il responsabile può essere solo il signor Putin, il presidente della Federazione Russa”.   Litvinenko racconta anche della sua amicizia con la Politkosvaia. “Ci conoscevamo da tre anni ed eravamo molto vicini - dice - ogni volta che veniva a Londra mi veniva a trovare, la conoscevano bene anche mia moglie e i miei bambini”.  Una delle ultime volte che l’aveva vista gli aveva raccontato
delle minacce sempre più dirette nei suoi confronti che arrivavano dal Cremlino. “Mi aveva chiesto se potevano ucciderla, io avevo risposto di sì e le avevo anzi consigliato di lasciare il paese, magari temporaneamente”, racconta ancora.
L’ex ufficiale di Kgb e Fsb, i servizi segreti russi nati da quelli della disciolta Urss, aveva deciso di indagare personalmente sull’assassinio della giornalista e in varie dichiarazioni non aveva fatto mistero di chi pensava che fossero i responsabili della sua fine.   Secondo la stampa britannica, potrebbe essere stata proprio questa sua iniziativa ad essergli costata la vita. Era da anni un tenace oppositore di Putin ma, forse, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.   Nella lettera testamento dettata tre giorni prima di morire e letta ieri ai giornalisti dall’amico Aleks Goldfarb, Litvinenko, per il suo avvelenamento puntava il dito accusatore contro Putin ma per l’ultima volta.
 
Fonte: www.ansa.it

L’amico Alex Goldfarb: ‘’Scioccati e terrificati per questo orribile crimine'’
Gb, Scotland Yard indaga sulla morte di Litvinenko
Londra. Scotland Yard sta indagando su “la morte inspiegata” di Alexander Litvinenko, l’ex spia russa deceduta la notte scorsa in ospedale a Londra in seguito ad un misterioso avvelenamento. Le sue condizioni si erano aggravate ieri e già prima del decesso, la polizia aveva detto di sospettare “un deliberato avvelenamento” affidando le indagini al reparto anti terrorismo. “Siamo tutti scioccati e terrificati per questo orribile crimine. Questa è una notte di lutto”, ha detto ieri sera l’amico Alex Goldfarb, parlando a nome della famiglia davanti all’ospedale. Litvinenko, ha aggiunto, è morto con “con la coscienza pulita, il cuore pulito e con dignità”. L’ex spia russa aveva chiesto asilo in Gran Bretagna nel 2000 affermando di essere perseguitato in patria e aveva poi ottenuto la cittadinanza britannica. L’uomo, che stava indagando sull’assassinio della giornalista Anna Politkovskaya, si è sentito male dopo una serie d’incontri avuto il primo novembre. I medici non sono riusciti a capire la natura dell’avvelenamento.

Fonte: Androkronos
 

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Storia dell’orchestra

Ed ecco, la storia dell’orchestra..dove e quando si è formata, volevo anticiparvi anche un prossimo articolo, è un inchiesta condotta da me e alcuni miei collaboratori sulla morte del cittadino inglese, ex colonello del KGB LITVINENKO che indagava sulla morte della libera giornalista Anna Politkovskaia

 

L’orchestra moderna ha avuto il suo sviluppo nel XVII e XVIII secolo.
Inzialmente le orchestre erano composte principalmente da archi.

Claudio Monteverdi per la sua opera Orfeo del 1604 ampliò l’orchestra utilizzando anche il fagotto ed il clavicembalo o l’organo con funzione di basso continuo.
Nel 1637 Marin Mersenne nel suo Traité d’harmonie universelle riporta l’organico dell’orchestra di archi, conosciuta come Les 24 Violons du Roy, attivi alla corte di Louis XIII:

6 Dessus
4 Haute-Contre or Haute-Contre Taille
4 Taille
4 Quinte or Cinquiesme
6 Basse
L’organico di cui sopra era formato da tutti strumenti della famiglia delle antiche viole, solo lontanamente imparentate con la viola moderna, che invece fa parte della famiglia dei violini.

Nel 1600, nel frattempo, proprio il violino stava diventando lo strumento modello per la famiglia degli archi, determinando anche la nascita del violoncello. Dal 1700 le orchestre cominciarono quindi a strutturarsi su una base di violini, viole, violoncelli e, unico sopravvissuto della famiglia delle viole, il violone (che, con diverse modifiche, diventerà il nostro contrabbasso). A questi si affiancavano saltuariamente (e praticamente mai tutti insieme) oboi, flauti dritti, flauti traversi, fagotti, trombe, tromboni, corni, timpani e clavicembalo o organo sempre come basso continuo.
Il clarinetto, da poco inventato, fece l’ingresso in orchestra verso la metà dello stesso secolo, e lentamente vennero aggiunti altre percussioni (la cosiddetta “musica alla turca”: triangolo, grancassa e piatti).

I tromboni, che erano già usati da molto tempo nella musica sacra si aggiunsero solo alla fine del settecento nell’orchestra operistica.

All’inizio del XIX secolo si cominciò a strutturare definitivamente l’orchestra sinfonica con l’aggiunta di altre percussioni e della tuba.

Nel corso del secolo il numero dei musicisti in orchestra continuò a crescere fino alle dimensioni ed alla composizione attuale. Spesso l’orchestra viene designata attraverso il numero di fiati della stessa famiglia che vengono utilizzati. Ad esempio, un’”orchestra a 2″ prevede coppie di flauti, di oboi, di clarinetti, ecc. mentre un’”orchestra a 3″ vede affiancati ai due flauti anche l’ottavino, alla coppia di oboi il corno inglese, ecc. Con l’aumentare del numero dei fiati, aumenta conseguentemenete il numero di archi (anche se il numero esatto di questi ultimi non viene quasi mai specificato).

Ultimamente si fa strada l’abitudine di segnare gli strumenti dell’orchestra di un brano attraverso una stringa abbreviativa nella quale sono indicate le famiglie strumentali dei legni, ottoni, percussioni, strumenti polifonici e archi, separate tra loro da barre oblique. Per ogni strumento viene poi indicato il numero in orchestra. Ad esempio

2222/4220/tmp perc (2)/ar pf/ archi

si legge

2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti / 4 corni, 2 trombe, 2 tromboni, nessuna tuba / timpani, 2 percussioni generiche / arpa, pianoforte / archi (violini I, violini II, viole, violoncelli, contrabbassi)

Quando si voglia indicare strumenti diversi da questi, li si inserisce nella famiglia appropriata, abbreviandoli. Ad es. ott 222 clb 2/… si legge ottavino, 2 flauti, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti. Quando lo stesso strumentista è chiamato a suonare due strumenti diversi all’interno della stessa composizione, lo strumento alternativo viene segnato tra parentesi. Ad es. 3(ott)3(cr ing)3(clb)3(cfg) va inteso come 3 flauti (il terzo con l’obbligo dell’ottavino), 3 oboi (il terzo con l’obbligo del corno inglese), e così via.

Diamo a titolo puramente esemplificativo l’organico più usuale per diversi tipi di orchestra, tenendo presente che solo nell’ottocento si avrà una certa standardizzazione degli strumenti mentre nei periodi precedenti le varianti erano la regola:

orchestra barocca
2 flauti
2 oboi
2 oboi d’amore
2 oboi da caccia
3 trombe
2 corni naturali
timpani
archi (violini I e II, viole)
basso continuo (fagotto, violoncelli, viole da gamba, violone, liuti e tiorba, clavicembalo e/o organo)

 

orchestra classica
2 flauti
2 oboi
2 clarinetti
2 fagotti
2 corni
2 trombe
timpani
archi (violini I e II, viole, violoncelli e contrabbassi)

 

orchestra romantica
2 flauti (anche ottavino)
2 oboi (anche corno inglese)
2 clarinetti (in la, sib, do, o mib)
4 fagotti (anche controfagotto)
4 corni
2 cornette
2 trombe
3 tromboni
2 oficleidi
timpani
percussioni varie (compresi grancassa, rullante, piatti)
2 arpe
archi

 

orchestra da film
la base è l’orchestra romantica ma spesso i fiati sono “a 3″ e con importanti aggiunte:

3 flauti (ottavino)
3 oboi (corno inglese)
3 clarinetti (clarinetto basso)
2 sassofoni
3 fagotti (controfagotto)
4 corni
3 trombe
2 tromboni
1 trombone basso
1 tuba
timpani
percussioni generiche (compresi marimba, xilofono, glockenspiel, vibrafono e celesta)
strumenti elettronici o elettrificati (tastiere, onde martenot, chitarre elettriche)
arpa
pianoforte
archi
 

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Risposta a davide

Caro amico davide, esaudisco subito la tua prima rischiesta riguardo il pianoforte, eccoti la storia al completo di questo fantastico strumento musicale

 pianoforti a coda.
 

I pianoforti a coda odierni sono i diretti discendenti degli arpicordi costruiti nel sedicesimo e diciasettesimo secolo.
Attorno al 1700, Bartolomeo Cristofori (che all’epoca dei fatti in questione si trovava a Firenze, al servizio di Ferdinando dei Medici come “conservatore degli strumenti musicali”) creò un arpicordo che si distingueva dai precedenti per essere riuscito in qualche maniera, ad essere musicalmente più espressivo.
Egli ideo’ un innovativa azione meccanica, la quale colpiva le corde con dei martelli, differentemente dall’ arpicordo che invece, pizzicava le corde per mezzo di appositi plettri. L’applicazione dei martelletti permetteva di regolare l’intensita’ del suono relazionandolo alla forza e alla dolcezza del proprio tocco.
L’altra grande e innovativa caratteristica del suo giovane piano era la particolare progettazione del meccanismo che conteneva il martelletto, il quale permetteva a quest’ultimo di ’staccare’ una volta che la nota era stata emessa e lo rendeva pronto per un ulteriore pressione, anche a differente velocità, in modo da permettere una maggiore potenzialità espressiva delle note (si trattava del meccanismo noto come ’scappamento’). Cio’ permetteva anche lo ’smorzo’ della corda che rimaneva libera di vibrare solo fin quando il tasto restava premuto.
Il primordiale piano di Cristofori conservava, però, l’originale disposizione della cordiera del vecchio arpicordo e ciò implicava un pressochè identico suono fra i due strumenti musicali, i quali presentavano però, come gia’ evidenziato, un enorme differenza di ‘espressività musicale’ che era regalata al piano di Cristofori dalla sua particolare risposta al tocco.

 progetto di Cristofori non venne commercializzato fino a quando, nel 1725 non venne finalmente pubblicizzato da uno scritto del marchese veronese Scipione Maffei,pubblicato nel 1711 dalla rivista scientifica “Il giornale dei letterati d’Italia” che usciva a Venezia. Nel suo scritto Maffei dava una dettagliata descrizione del nuovo strumento musicale.
Fabbricanti come il costruttore tedesco Gottfried Silbermann, i suoi allievi Christian Friederici e Johannes Zumpe iniziarono subito a sviluppare il pianoforte come uno strumento ben distinto dall’arpicordo.
Silbermann aggiunse dei meccanismi manuali che permettevano di sollevare gli smorzatori e di far scorrere la tastiera da un lato,in modo che i martelletti potevano colpire solamente una delle due corde esistenti per ogni nota.Si trattava dei due sistemi caratteristici che più avanti negli anni avrebbero prodotto gli effetti che oggi sono collegati ai pedali.
La musica iniziò ad essere scritta specificamente per il piano nel 1732 e iniziò la vera carriera del pianoforte come strumento da concerto e da esecuzione singola.

Lo sviluppo del pianoforte dopo il 1750 seguì due distinti percorsi. In Inghilterra la meccanica interna fu resa più pesante e più complicata, molto più delle grandi meccaniche odierne. In Germania, una più leggera e semplice meccanica divenne nota come la meccanica Viennese, sviluppata da Johann Andreas Stein: qui il martelletto era imperniato direttamente al tasto senza aggiunta di leve intermedie; questi erano i primi pianoforti sui quali Mozart, Beethoven e Haydin composero e si esibirono.

Acquisendo le caratteristiche di strumento solista, il pianoforte necessitava adesso di elevare le sue capacità sonore.
Per aumentarne il volume di suono, le corde necessitavano di avere uno spessore maggiore e la struttura di supporto più robusta in maniera da sopportare le grandi tensioni interne che si venivano a creare. L’intelaiatura del piano, comunemente in legno, divenne più spessa e pesante e fu rinforzata da sostegni incrociati. Nel 1808 Broadwood (che nel 1783 aveva gia’ brevettato i pedali del ‘piano’ e del ‘forte’) adotto’ per la prima volta rinforzi metallici sul telaio e nel 1820, Thomas Allen inizio’ ad usare tubi metallici per tenere le corde in tensione. L’uso del metallo diventava sempre più preponderante.
Nel 1825 Alpheus Babcock brevettò il primo pancone mettalico, in ferro (ottenuto per fusione).
Più tardi, nel 1843, l’americano Jonas Chickering iniziò a costruire i pianoforti con l’intero perimetro in metallo, caratteristica dei moderni pianoforti a coda.
Un altro considerevole sviluppo fu la sovracordatura, sviluppato da Henri Pape nel 1828 e brevettato da Steinway nel 1859.

I pianoforti a coda entrarono in produzione di massa nel 1800, con gli stabilimenti di John Broadwood & Sons, Jonas Chickering, Julius Blüthner, Ignaz Bosendorfer, Friedrich Bechstein, Henry Steinway, e Sebastien Erard, queste compagnie svilupparono pienamente le basi della moderna meccanica del pianoforte a coda.
 pianoforti verticali.

Il primo tentativo di realizzare un pianoforte verticale fu effettuato nei 10 anni che intercorsero tra il 1735 e il 1745.
Il piu’ antico progetto risale al 1739 quando l’italiano Domenico Del Mela ne realizzò uno con una meccanica relativamente semplice.
Il tedesco Christian Ernst Friederici creò quello poi passato alla storia come il pianoforte ‘piramide’, così chiamato per la sua caratteristica linea, era il 1745.
Friederici non fece altro che copiare in senso verticale il design degli esistenti pianoforti a coda: corde e tavola armonica erano montati perpendicolarmente alla tastiera e si ergevano su verticalmente.
I perni di accordatura si trovavano in basso rispetto alle corde, immediatamente al di sopra della tastiera.
La meccanica usata da Friederici era una semplificazione di quella disegnata da Bartolomeo Cristofori nel 1720, e comunque mancava delle caratteristiche ‘ripetizioni’ realizzate da Cristofori. L’intero strumento poggiava su un banco, e di fronte era munito di sportelli che potevano essere aperti, ruotandoli per esporre le corde e la tavola armonica.

Si trattava di veri e propri incroci tra un coda e un piano verticale: stesse corde e stessa tavola armonica, ma montati in verticale.
Nel 1800 questi particolari pianoforti furono oggetto di una discreta produzione ma già nel 1840 dovettero cedere il passo ai modelli superiori
Più esattamente e’ il 1840 l’anno oltre il quale i pianoforti verticali non hanno subito considerevoli trasformazioni.
I perni di accordatura sono ora posizionati in alto, con le corde che partono diagonalmente verso il basso, fissate in fondo alla cassa.
La meccanica e la tastiera sono posizionate al centro della lunghezza corde.
Nel corso del 1900 la produzione di pianoforti si espande anche verso oriente dove vengono prodotti pianoforti di altissima qualita’. In Giappone: Kawai e Yamaha, in Corea: Young Chang e persino in Cina vengono adesso prodotti pianoforti che possono essere certamente equiparati a quelli delle storiche case Steinway, Bechstein,Bluthner e Bosendorfer. 
vv

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II guerra mondiale

Atrocità e guerre hanno afflitto il secolo che si è concluso nell’anno 2000, spiccano su tutti le due guerre mondiali, e facendo un pò quattro conti forse con tutti i morti, feriti e invalidi , avuti grazie a queste atrocità, avremmo potuto riempire un altro mondo.
Cio che mi dispiace fortemente è che ad oggi, non si sia presa ancora coscienza reale di cosa voglia dire uccidere una persona, di cosa voglia dire mutilarla, ridurla in schiavitù.
Si amici, perche ancora esiste la schiavitù; due giorni orsono ascoltando un programmino carino su radio uno , ho sentito discutere animatamente i conduttori che intervistavano un missionario della costa d’avorio; da questo splendido paese, abbandonato e disperso nel continente nero, ancora partono carovane di schiavi per andare a servire le multinazionali sparse in quei territori dove i guadagni sono immensi grazie al costo di manodopera ridotto praticamente a zero.
Nessuno però, ad ogni livello, parla, noi giovani a volte ci muoviamo nel nostro mondo senza sapere cosa c’è al di fuori.
Forse è l’ora di far risvegliare le nostre assonnate conoscenze, e conoscere meglio questo nostro mondo, e cercare, ovviamente nel propio piccolo, di non ripetere i stessi errori commessi dai nostri padri anni or sono…
Voglio adesso sviscerarvi un po di cifre, sapete quanti nostri fratelli italiani hanno perso la vita nel secondo conflitto mondiale? no? guardate
 

orze impiegate 

Durante il periodo bellico dal 1940 al 1943: 

 

Esercito Italiano, Marina Italiana e Aeronautica Italiana, nonché servizi ausiliari: 3.430.000. 

Partecipanti alla guerra di Liberazione e alla Resistenza 43/45: 

 

partigiani 340.000; 

Corpo Italiano con le Forze Alleate 379.000; 

Internati e deportati in Germania 600.000. 

Forze fasciste della RSI nel periodo ‘43/’45: 

 

Volontari, coscritti e G.N.R: 558.000. 

 

[modifica] Italiani caduti 

Caduti nei fronti di guerra dal 1940 al1943: 

 

In combattimento o prigionia: militari 194.000, civili 3.208; 

Bombardamenti aerei anglo-americani: militari 3.066, civili 45.000. 

Fatti d’arme nel periodo dall’8 settembre 1943 - Novembre 1945: 

 

Fronti di guerra e dispersi: militari 27.731; civili 300. 

Periodo bellico dal Settembre 1943 al 25 aprile 1945: 

 

Partigiani in Italia: militari 17.488, civili 7.288. 

Partigiani in Balcania: militari 9.249. 

Deportati: militari 1.478, civili 23.446. 

Internati militari in Germania: militari 41.432. 

Forze Italiane con gli alleati: militari 5.927. 

Bombardamenti aerei anglo-americani: civili 38.939. 

Forze Armate della R.S.I.: in Italia: militari 13.000, civili 22.500. 

Militari feriti, congelati, mutilati ed invalidi sui vari fronti e per l’intero periodo bellico 1940/1945: circa 320.000. 

 

I militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane sui vari fronti durante il periodo 1940/1943: circa 621.000. 

 

I dati sono stati rilevati dall’Istituto centrale di statistica morti e dispersi per cause belliche anni 1940/1945 - Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Archivi del Ministero della Difesa. 

 
Riflettete su queste cifre..

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La musica, storia e testi

Buonasera a tutti i miei amici che seguono la mia piccola rubrica, oggi vi parlo della storia della musica, inizio questo articolo esponendovi le origini di questa meravigliosa arte per poi articolare altri interventi continuando con questa storia qualora ne fosse interessati

La musica esiste da tempi antichissimi, sicuramente da prima ancora che ne rimanesse traccia storica. Non c’è stata civiltà che prima o poi non abbia sviluppato un proprio sistema musicale, o che non ne abbia adottato uno, seppure adattandolo alle sue necessità e ai suoi gusti.

La parola musica deriva dalla parola greca moysa, “musa”. L’idea occidentale di musica è quindi generalmente collegata alle muse, e in questo senso alludeva ad ogni scienza ed arte che risveglia l’idea di cosa perfetta, gradevole e ben ordinata.

Nei Testi Sacri dell’ Ebraismo si accenna per la prima volta alla musica quando si parla di Iubal o Jubal, figlio di Lamec e di Ada, del quale viene detto che:

 «fu il padre di tutti quelli che suonano la cetra o chitarra (ebraico kinnor) e il flauto (ebraico ugab)»
 (Genesi 4:21)

Questa citazione sembra alludere a un’epoca attorno al 3200/3300 a. C.

Ma è certo che la nascita della musica, come forma di produzione organizzata del suono, sia molto precedente e probabilmente antica quanto l’uomo, muovendo dal desiderio di utilizzare la voce o particolari strumenti per imitare i suoni naturali: il canto degli uccelli, il fragore ieratico del tuono, lo stormire delle fronde.
un Mridangam, tamburo dell’IndiaAlcune testimonianze in questo senso possono essere dedotte dai ritrovamenti di antichi strumenti musicali. In mancanza di testimonianze dirette o mediate, qualche ipotesi sulla forma che assumeva la musica primitiva può anche essere dedotta dall’osservazione di popoli il cui stadio di sviluppo è ancora simile a quello delle culture preistoriche ad esempio gli indios brasiliani, gli aborigeni australiani, alcune popolazioni africane.

Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: magari per imitare battendo le mani o i piedi il cuore che batte, o il ritmo cadenzato dei piedi in corsa, o del galoppo; o magari alterando, per gioco e per noia, le fonazioni spontanee (ad esempio eh!, ah!) durante un lavoro faticoso e monotono, come per esempio il pestare il grano raccolto per farne farina, o il chinarsi per raccogliere piante e semi, ecc. Per questi motivi, e per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante di tamburo.
Tra gli strumenti più antichi ritrovati vi è infatti il tamburo a fessura, un cilindro cavo, con una fessura longitudinale lungo la superficie esterna, che veniva suonato percuotendolo con le bacchette sulla fessura stessa. Le versioni più antiche e primitive ritrovate consistono in un tronco cavo, privo di fessura ma appoggiato trasversalmente sopra una buca nel terreno, che forse veniva suonato dai suonatori percuotendolo con i piedi mentre stavano in piedi su di esso.

Strumenti più sofisticati dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori al X secolo a.C..Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per alcuni sistemi di scale.

 

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Un po di storia politica

Buonasera miei cari amici, stasera tratto di un tema molto caldo: la politica..

Tutti sentiamo parlare di destra e sinistra..ma da dove nascono le ideologia dei due movimenti, in questo articolo vi parlo di ideologia di destra, cosa significa essere di destra, quali le idde..quali i fatti..Leggete un pò e vedete..

Con il termine destra, utilizzato in ambito politico, si indica la componente del Parlamento che si siede a destra del presidente della Camera. Tradizionalmente queste posizioni vengono ricoperte da chi rappresenta le posizioni di tendenza più conservatrice.

L’uso nel linguaggio politico dei termini di “destra” e “sinistra” è riconducibile alla Rivoluzione francese. Nel maggio del 1789 furono convocati gli «Stati generali» dal re di Francia, un’assemblea che doveva rappresentare le tre classi sociali allora istituite: il clero, la nobiltà e il terzo Stato, che, composto numericamente di cinquecentocinquanta eletti, da solo occupava circa la metà dell’adunanza e si ordinò all’interno dell’emiciclo con gli esponenti conservatori capeggiati da Malouet che presero i posti alla destra del presidente, i radicali di Mirabeau quelli alla sinistra. Questa divisione si ripresentò anche in seguito, quando si formò l’«Assemblea nazionale», seguita dall’«Assemblea legislativa» francese. A destra prevaleva una corrente volta a mantenere i poteri monarchici, a sinistra stava la componente più rivoluzionaria. Questa contrapposizione con l’uso dei termini “sinistra” e “destra” (la gauche et la droite) trovò ampio spazio in occasione della disputa sul diritto di veto del re, le posizioni politiche di chi risultava fra i fautori o fra i contrari diventarono nette e i termini assunsero popolarità, accompagnando una distinzione fra gli inclini alle trasformazioni sociali e chi ne era invece contrario o meno aperto.

Mentre questo uso veniva praticato in Francia, e ne venivano influenzati alcuni paesi vicini, in Inghilterra vigeva sempre la distinsione fra tories (conservatori), whigs (liberali) e radicals (favorevoli a riforme sociali maggiori), in Germania invece ogni raggruppamento politico veniva appellato con il proprio nome.

Nel 1842 si attesta, con la pubblicazione del Dictionnaire politique di Duclerc e Pagnerre, l’uso delle espressioni più specifiche di “centro destra”, “centro sinistra”, “estrema destra” ed “estrema sinistra”. L’espressione “centro”, nel periodo della Rivoluzione francese, era un luogo senza una posizione stabile, che non esprimeva una propria anima, e veniva polemicamente definito “Palude”. Nel periodo della Restaurazione (1815), la sinistra era occupata dai nostalgici della Rivoluzione, il centro dai Costituzionali, e la destra dai monarchici (Les Ultras).

Ma non sempre qui le due espressioni trovarono ampio uso, nel 1848, in una Francia che era arrivata ad adottare il suffragio universale, prevalsero le designazioni di “socialisti democratici” e “reazionari”, di “rossi” e “bianchi”; per poi ricomparire nel 1871, riprese dalla sinistra repubblicana e successivamente da altre formazioni politiche, come la destra repubblicana nel 1886. Tuttavia permaneva ancora a livello popolare la distinzione per colore. Dalla cronaca parlamentare la distinzione diffusamente ritornò successivamente all’Affare Dreyfus (1898), che scatenò nel paese una violenta polemica che polarizzò le forze politiche in campo.

 

In italia in particolare:

‘Italia, nella sua fase prerepubblicana, è stata governata (Anni venti e trenta) dalla dittatura del fascismo, che viene catalogata come ideologia di estrema destra.

Preso atto della situazione creata dai governi fascisti di Benito Mussolini e dell’alleanza con i nazisti tedeschi, la Repubblica Italiana - per volere dei Padri costituenti - nasce proprio all’insegna dell’antifascismo. Pertanto l’ideologia politica di destra radicale è decisamente desueta e, in alcune sue accezioni estremiste, considerata reato (apologia del fascismo e similari).

Nella storia politica repubblicana, il principale partito politico dell’area di “destra” era il Movimento sociale italiano (MSI).

Nella situazione attuale, nella fase della cosiddetta Seconda Repubblica e del bipolarismo, esiste una coalizione di centrodestra, denominata Casa delle Libertà.

Il principale partito che identifica la destra italiana è Alleanza Nazionale (AN), nato da una svolta del vecchio Movimento sociale italiano, ma una parte della destra neoliberista è rappresentata da Forza Italia.

 

Il quadro nel Novecento, con la presenza delle correnti politiche marxiste, socialiste e nazionaliste, vede in Inghilterra il termine sinistra (Left) utlizzato per indicare la componente laburista, e, talune volte, i liberali; in Germania, sinistra (Linke), nella Repubblica di Weimar, faceva riferimento al partito socialdemocratico e al partito comunista. La destra (Right) negli Stati Uniti indicò il nazionalismo, in opposizione al radicalism di stampo socialista.
Alla formazione dei primi parlamenti unitari, anche in Italia, si seguì tale disposizione di destra e sinistra
In generale, la destra ha compreso posizioni ideologiche come il conservatorismo, il liberismo, il nazionalismo.

A seconda dei Paesi e delle circostanze, i liberali si ritrovano a sinistra (quando pensano ad un liberismo economico sottoposto al conservatorismo dei consumi, come negli Stati Uniti d’America) o a destra (quando l’interventismo economico è dominante, come nella maggior parte dei Paesi europei).

 

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Storia Contemporanea

Scusate per l’assenza ma lo scrivere un articolo di sana pianta…conciliando gli impegni della vita quotidiana non è facile, ma tornando alla nostra storia vi voglio far riflettere su un argomento. L’altra sera andando con amici al cinema, abbiamo visto un film che sinceramente consiglio a tutti di vedere, W.T.C. che starebbe per World Trade Center, un film che rievoca incubi, e fantasmi del passato, quella data L’11 settembre 2001, è un giorno che gli americani ricorderanno a lungo, un giorno che è stato marchiato a fuoco nella pietra miliare della storia, giorno che segna il sorpasso di una linea di confine che ancora, fino a quel punto, non la si era sorpassata.

Indipendentemente da chi puo avere idee anti-americane o solamente contro l’attuale amministrazione e chi invece prende gli “States” come modello a cui uniformarsi, indipendentemente dalle critiche piovute, in cui si afferma che l’attentato era premeditato, che tutti ne erano al corrente, che Busch è un “bimbo cattivo” e voleva solo il pretesto per far fagocitare milioni di dollari all’Industria Pesante, indipendentemente da tutto questo sono morte 2.986 persone, centinaie di vite umane stroncate, di famiglie distrutte dal dolore insopportabile che la perdita di un familiare, di un amico puo portare, in tutto questo..sono morti anche i cosidetti angeli di New York, i primi a rispondere a l’appello dell’attentato, poliziotti, medici, para-medici, vigili del fuoco, persone che si sono immolate per soccorrere altre persone, eroi, di una storia, quella contemporanea, che nessuna ricorda, e io, a tutte le persone che si riempiono la bocca di paroloni contro gli USA perchè non andate da quei 2.986 familiari a dirgli che era tutto premeditato, andrà bene se vi prenderanno a sberle, perchè a loro non interessa il motivo nascosto dell’attentanto, in cuor loro essi sanno che i loro familiari sono stati vittime di una strage, e chissà quanti storie una dietro l’altra che non verranno mai a galla perchè insabbiate dal tempo; quindi non riempiamoci la bocca con paroloni , perchè noi italiani siamo bravi in questo..parla di qua, critica di la, giudica li, poi alla resa dei conti, quando qualcuno scende in piazza è solo abbandonato alla consapevolezza di essere solo, forse sarebbe meglio guardare oltre i  confini nostri e vedere come i giovani francesi infiammano piazze, bruciano macchine appena i loro ministri accennano solo a presentare una bozza di “COntratto a progetto”, dimostrazione di cio circa 6 mesi fà macchine bruciate, tanti contusi, ma ministro dimesso, legge cancellata, e Francesi orgogliosi di far parte della loro nazione, di una identità nazionale

Bruno Andrea

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Una donna, una giornalista, un eroina: Tributo ad Oriana Fallaci

Dopo un lungo calvario, dovuto a un male, che, ancora oggi, nonostante tutti gli sforzi di medici e scienziati, non si è riusciti a debbellare, si..parlo del tumore.

Oriana Fallaci è morta di cancro ai polmoni all’età di 77 anni, questa tremenda malattia è riuscita a stroncare una donna forte come lei, vincitrice di mille battaglie, giornalista che è riuscita a mettere in crisi, con le sue domande, grandi uomini politici, forse Oriana, era una di noi, una delle poche giornaliste che riesce a raccontarti ciò che realmente succede in questo mondo, l’altra faccia della medaglia, che le grandi multinazionali della tv (anche se pubblica) non ci permettono di vedere, a molti era scomoda Oriana, ma non in quanto persona, ma in quanto portatrice di una verità scomoda per chi dentro di se ha una coscienza nera, come il petrolio.

La Fallacci nacque a Firenze, chissa se il destino ancora una volta ha voluto che un grande personaggio nascesse in questa nobile citta che ha visto i natali di grandi e grandi uomini, comunque nacque il 19 Giugno 1929, durante la sua giovinezza si interesso subito alla politica e allo stato sociale italiano, figura per Lei importante fù il padre, un liberale, gran oppositore di Mussolini durante il periodo Fascista, nell’occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il genitore, al quale lei era estremamente legata, venne fatto prigioniero, venne torturato e in seguito rilasciato. All’età di 14 anni venne insignita di un riconoscimento militare e alla fine del conflitto, nel tardo 1945, decise di intraprendere la strada di scrittrice.

Queste sono le senzazione, dettata da una Oriana alle prime armi con il giornalismo«La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio… ogni goccia diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle parole diventavano tangibili».

Nei suoi primi scritti, riaffiora sempre la figura del padre a cui è sempre rimasta fortemente legata.

Inizia la sua carriera da vera e propria giornalista scrivendo per un giornale di nome “Europeo”, dopo che la pubblicazione chiuse i battenti si dedico a imprese inverosimili, riusci a intervistare il Direttore della Cia, il Primo Ministro Pakistano, lo Ayatollah Khomeini, si concentrò su scenari internazioli, e come si definiva lei : <>, riusci a intervistare anche: l’allora segretario di stato americano Kissinger mettendolo in evidente difficolta e imbarazzo in seguto a domande parecchio scottanti, Il leader palestinese Yasser Arafat, l’attore Sean Connery, intervistò anche un Ufficiale Tedesco delle Ex S.S. riuscendo a mantenersi perfettamente imparziale nonostante l’evidente coinvolgimento emotivo e psicologico.

L’Italia ha perso una Giornalista, fedele, che teneva nel riportare la verità, a volte scomode, a volte dolorose, ma verità. Concludo con una sua frase rimasta celebre, che entrerà, adesso, dolorosamente, nei libri di Storia:

«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano» (da un’intervista del 1979, di Luciano Simonelli).

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Sfato un mito

Oggi curiosando tra i libri di storia…ho avuto una grossissima delusione..e ho scoperto una grandissima gaffe..Di un autore…famoso Alexandre Dumas.

Allora nell’Epoca Rinascimentale, tardo Medievo, venne introdotta la polvere da sparo che rese più atroci e massacranti le guerre..

La prima arma ad essere creata fù l’archibugio…dopo, questo “Rudimentale” fucile venne aggiornato, e venne messa sulla punta una baionetta, il fucile prese il nome di Moschetto, da lì, tutti i reparti di fanteria che vennero attrezzati con tale fucile vennero chiamati moschettieri e non come nel libro che invece parla di moschettieri con spade.

Ahia Ahia Ahia Dumas…ti abbiamo pizzicato

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Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Salve miei cari amici e amiche,

oggi intendo trattare un argomento molto delicato, e di attualità, ovvero ” La dichiarazione dei diritti dell’uomo” ovviamente essa non è giuridicamente vincolante, possiamo chiamarlo piu un codice etico al quale tutti noi dobbiamo fare riferimento, basti pensare a tutti quei diritti che ogni singolo giorno vengono violati, le persone torturate e messe a morte..ma..quando nasce e perchè?

ecco a voi la storia sulla Dichiarazione Universale Dei Diritti dell’uomo:

Prodotto storico delle atrocità della Seconda guerra mondiale, la Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo Statuto steso nel 1945. Benché, naturalmente, non giuridicamente vincolante, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano. Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull’etica e i diritti umani che nelle varie epoche ha visto impegnati filosofi quali John Locke, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Immanuel Kant fino a quelli contemporanei. Non si deve dimenticare poi l’importanza che ha avuto la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell’uomo) sono confluiti in questa carta. Fondamentali infine nel percorso che ha portato alla realizzazione della Dichiarazione sono i Quattordici punti di Woodrow Wilson (1918) e i quattro pilastri delle libertà enunciati dalla Carta atlantica di Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill del 1941. Alla Dichiarazione sono poi seguiti il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto internazionale sui diritti civili e politici, elaborati dalla Commissione per i Diritti dell’Uomo ed entrambi adottati all’unanimità dall’ONU il 16 dicembre 1966. La Dichiarazione è la base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, e la base ideale della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea.
Strutturazione della Dichiarazione:
La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell’uomo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali. La Dichiarazione può essere suddivisa in argomenti: il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità della stesura della Dichiarazione; gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza (già sanciti dalla Rivoluzione francese); gli articoli 3-11 stabiliscono i diritti individuali; gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell’individuo verso la comunità (anche qui rifacendosi a un dibattito filosofico che va da Platone ad Hannah Arendt); gli articoli 18-21 sanciscono le cosiddette “libertà costituzionali”, quali libertà di pensiero, opinione, fede e coscienza, parola, associazione pacifica; gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali; i conclusivi articoli 28-30 stabiliscono le modalità generali di utilizzo di questi diritti e gli ambiti in cui tali diritti non possono essere utilizzati.

Ecco a voi tutti gli articoli della Dichiarazione:
 
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un’eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14
1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
 
 
 

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